“Ho il cancro, ma niente di che”

Una volta appurato che si è malati, bisogna decidere come, quando e a chi dirlo.
Si sviluppa una sorta di pudore della malattia, cioè, non è che uno mi chiede come sto e io posso spiattellargli una bomba del genere così, senza preavviso.
Quindi di solito ci giro intorno, e tendo a minimizzare.
Da quando ho avuto la diagnosi, e sono ormai tre mesi, ho consolato un sacco di gente che si sentiva dispiaciutissima per me. Mi sono affrettata a precisare che mi stanno curando, che sono fortunata, il mio cancro risponde agli ormoni, che è tutto sotto controllo.

Per tre mesi non ho praticamente dormito la notte. Tutta concentrata a controllarmi, a rimanere calma e positiva, e sorridente e attiva, e poi la notte BAM!, sveglia. Per un po’ ha funzionato la melatonina.
Poi, mi hanno suggerito anche gli psicofarmaci, ma non ho voluto.
Non per una questione di nobiltà da martire, è che tendo a sviluppare dipendenze, e non mi sembrava il momento adatto di iniziarne un’altra.

Poi, come previsto, hanno iniziato a cadermi i capelli. Li sentivo sotto le dita come ragnatele, privi di vita.
Pochi, all’inizio.
Hanno iniziato a venir via seriamente mentre ero a Bologna a fare la crioconservazione del tessuto ovarico (una roba fantastica di cui parlerò più avanti). Mi sono alzata dal letto, ancora dolorante, e il mio cuscino pareva il cugino It.

Uguale, ma senza bombetta e occhiali.

Uguale, ma senza bombetta e occhiali.

Non l’ho presa proprio bene.
Di tutte le cose che mi aspettavano o che avevo già fatto, tipo la chemio (buffo, se dico o scrivo “chemio” mi viene automaticamente la nausea, tipo cane di Pavlov), il vero dramma sono stati i capelli.

So anche perché.
Finché avessi avuto i miei bei riccioli scuri, la malattia non si sarebbe VISTA. Avrei potuto continuare a dire
Sì, ho un po’ il cancro
come se stessi parlando di un raffreddore.
Adesso no, si vede, esco con un cappellino di stoffa e la gente mi guarda (o forse sembra a me che mi guardino e in realtà non mi fila nessuno). In compenso sono tutti molto gentili, ma sono sempre stata una misantropa, e la gentilezza non aiuta.
Mi vien voglia di prendere a schiaffi gente a caso.

Ad ogni modo, quando mi guardano, e io vedo in fondo ai loro occhi un briciolo di pietà, di compassione, di paura o anche di sollievo (se tocca a me non tocca a te), di solito sorrido.
All’inizio era difficile, ora mi viene meglio.
Sorrido, come a dire
Sì, ma non è niente di che.

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