It’s okay to feel bad

Va bene anche farsela prendere a male.
Piagnucolare, sbattere i piedi, urlare.
Veniamo cresciute con l’idea di dover essere delle macchine, di dover essere positive perché se ti deprimi poi le cure funzionano peggio.
(Guarda che metà della guarigione sta nell’ottimismo!
Cazzo, e io son contentissima di avere un bel cancro!)

Io, come già detto, ci riesco a momenti.
Per i due giorni dopo la diagnosi, mi è soprattutto sembrato che si trattasse di un sogno. Facevo le mie solite cose (alzarmi, mettere in ordine, cucinare, lavorare) come in una nuvoletta che mi ottundeva un po’, e ogni tanto mi dicevo
Ah! Che sciocca! Me lo sono solo immaginato!

La mia amica terapeuta (nel senso che non è la mia terapeuta, è mia amica, ma è una terapeuta) dice che si tratta di DEREALIZZAZIONE. Tipo che il mio cervello ha deciso che era tutto finto, così, per non farmi impazzire.
Quando me l’ha spiegato, ho pensato che avrebbe smesso di funzionare, perché ero convinta che, se sai come funziona un processo mentale, puoi riconoscerlo e annullarlo.
Questa mia convinzione deriva dal non sapere proprio un cazzo di psicologia.

E infatti, pur riconoscendo che stavo mentendo a me stessa, non lo sapevo sempre.
Lo sapevo per qualche minuto ogni ora.
Mi mettevo lì a pensare che sarei morta, dio sono troppo giovane, io non voglio morire, pensa che cretina, da ragazzina non volevo invecchiare e invece ora non c’è nulla che desideri di più, devo preparare delle lettere per i miei cari, e poi BAM!, ahahahhaha che stupida! Sto benissimo! Sto talmente bene che non morirò mai. E sono tipo tre anni che non mi viene una vera influenza, ti pare che mi viene il cancro?

E via, in giornate tanto tanto simili a delle montagne russe emotive (non sono poi così convinta di non essere impazzita, in effetti).

A un certo punto, l’illusione è scomparsa.
Ho accettato la malattia, per quanto sia possibile farlo senza desiderare di lanciarsi da un cavalcavia sull’A1, e non mi mento più.

Forse non morirò, ma ho ancora dei momenti di panico ottuso. Li tengo per me, ovviamente, perché da fuori si deve vedere solo la mia enorme positività, non sia mai che poi mi vengano a dire che sto affrontando la cosa nel modo sbagliato.

Il punto è questo. Non c’è un modo giusto e non c’è un modo sbagliato.
Sì, dobbiamo essere ottimiste e forti e combattive, ma va bene anche nascondersi sotto un sasso a piangere, ogni tanto.
Perché sapete bene quanto me che una delle prime cose che vi è passata per la testa è
Non è giusto
e no, non è giusto per un cazzo.

E’ ingiusto, fa schifo, non ce lo meritiamo.
Allora sbattiamo i piedi, spacchiamo piatti, nascondiamoci sotto un sasso, piangiamo chiuse in bagno o abbracciate a qualcuno, perché l’eroismo della solitudine è abbastanza inutile, in certi casi.

Poi mettiamoci in faccia un bel sorriso e andiamo in guerra. Forti come se nulla fosse.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s