L’importanza della definizione

Io, per natura, do un nome anche agli oggetti. Al telefono, all’automobile.
E’ un vizio, un’umanizzazione.
Due giorni fa ero a fare il terzo ciclo di EC, e in sala d’attesa e in sala chemio ho buttato un po’ l’orecchio.
A parte una quantità IMPRESSIONANTE di donne abbandonate da mariti o compagni non appena saputa la notizia (che è una cosa spaventosa e rivoltante, perché diciamocelo pure che non si tratta d’amore o coraggio, ma d’umana pietà), ho notato una cosa curiosa.
Per statistica, ho ravanato in vari blog che parlano di malattia.
Ecco, in pochissimi usano la parola cancro.

Dicono il mostro, il coso, la cosa…
Anche a me ogni tanto scappa, ma di norma lo chiamo per quello che è: il cancro.

Subito dopo la prima chemio ho avuto un litigio con mio padre.
Mio padre il cancro l’ha avuto tre volte. Due volte alla lingua (la seconda a vent’anni di distanza dalla prima, per effetto della radioterapia) e una alla prostata.
Mio padre è tipo Highlander, l’ultimo immortale, e un po’ spero di aver ereditato da lui, oltre alla sgradevole familiarità coi carcinomi, anche l’implausibile resistenza.

Dicevo.

Ero con mio padre, e ho chiamato cancro il mio cancro.
Lui mi ha detto
Non devi dire cancro. E’ un carcinoma duttale infiltrante. Cancro è una brutta parola, ti demoralizza, significa granchio perché così apparve la prima volta, come un granchio, e comunque le parole sono importanti e tu non devi chiamarlo così.

Io, da brava fan di Harry Potter, applico la filosofia-Voldemort: non usare la parola aumenta la paura. Chiamiamo le cose coi loro nomi. Per dire carcinoma duttale infiltrante ci metto un quarto d’ora, se dico tumore non significa un cazzo, cioè, tumore può pure essere una cosa bella (magari bella no, ma mi avete capito), allora lo chiamo cancro, cancro e basta.

Cancro è una parola con un brutto suono, al di là del significato. E’ tutta scrocchiante di erre affilate. Sembra sabbia sotto ai denti.
E allora lo chiamo cancro, perché lo odio, e mi fa schifo, ed è dentro di me, nato da me come un frutto schifoso, ma non lo sento mio.
Non lo voglio.
Non lo chiamerò con un nome ridicolo, per sdrammatizzare.
Lo chiamerò col suo nome raschiante, perché se potessi me lo strapperei via a mani nude.

E comunque, allo stronzissimo cancro dal nome odioso, voglio solo dire:

da 6×5 centimetri a 4,5×4 in soli due cicli, pezzo di merda! Adesso vediamo chi è più tignoso!

Ps ogni tanto anch’io mi regalo dell’ottimismo isterico.

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