È lunedì per tutti (e di lunedì si sta male)

Passata l’euforia per il ridimensionamento del mio cancro, il mio corpo ha pensato bene di ricordarmi che sto male.
Tenete conto che sono MESI che mi convinco di star bene, perché senza sintomi è facile fare un sorriso e tirare avanti.
E invece.

Invece inizio a pagare dazio. Si accumula lo schifo dentro di me, soprattutto lo schifo che deve guarirmi, e via, passo due giorni arrognata a letto, stomacata e dolorante.
In compenso, la gatta non mi si stacca di dosso. Tipo adesso è seduta per terra accanto al mio piede sinistro.  Chissà, forse teme che la abbandoni sola con mio marito, vai a sape’.
E così, mi sento stupida e in difficoltà a spiegare che mi stanco anche solo a caricare la lavastoviglie. Che il pensiero di mangiare qualcosa, qualunque cosa, mi crea un dolore dritto e secco all’altezza del fegato. Che ho mal di testa fisso da tre giorni.
Sono dei mali minori, se vogliamo, ma ci sono.
Sono quelle piccole cose che ti ricordano che, prima di prendere un impegno a cena, devi valutare quanto e cosa riuscirai a mangiare; che, quando vai a fare lezione, sarebbe meglio farsi accompagnare e venire a riprendere.
Quelle cose che ti ricordano che sei malata, appunto.

Ho pensato a lungo di andare da un terapeuta. Intanto questo blog è un piccolo palliativo, ma prima o poi dovrò affrontare il problema, no?
Dovrò farmi aiutare, ecco, e anche quello è un segno di malattia.

Al di là dei capelli (dei quali ho ovviamente già parlato), finora il mio cancro è stata una cosa che ho tenuto chiusa fra il Day Hospital di Oncologia e la mia camera da letto. Una questione privata, diciamo. Si manifestava solo con la perdita dei capelli (non totale, comunque, AH! CE NE HO ANCORA!), un’occhiata maleducata di qualcuno per strada e via.
È facile fare i malati senza essere malati.

Adesso inizio a sentirmi male. A essere malata nel senso stretto del termine. A non poter fare le cose. A stancarmi.
Non sono neanche a metà della terapia. Speravo di resistere di più.
Non voglio sigillarmi dentro casa, questo no davvero.
Ma non posso nemmeno  più fingere che sia tutto a posto.

La verità assoluta e incontrovertibile è che la malattia si manifesta soprattutto in queste piccole modifiche alla vita quotidiana. Non nei tre giorni di fuoco dopo la chemio, non nelle vagonate di gastroprotettori e antiemetici, no.

Sei malata quando vorresti uscire a cena con gli amici e non puoi. Come una bambina con l’influenza.
E, proprio come una bambina con l’influenza, vorresti solo stringerti al cuscino e piagnucolare.

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