Confini

Mentre la mia città rischia l’inondazione, io riacquisto una connessione internet.
Le novità dell’anno nuovo sono state la fine della chemio, la casina nuova che prende forma, e un lutto, visto che evidentemente stavamo conservando troppo ottimismo.

Da martedì dovrò fare gli esami strumentali per vedere quanto ancora si sia ridotto il cancro e poi lunedì prossimo la visita dal chirurgo, per decidere cosa, come, quando e quanto togliere del mio corpo.
La notte fatico ancora un po’ a dormire. Il pensiero vaga dall’anestesia alla mutilazione, alla ricostruzione, alla cura ormonale, alla vita col pensiero di essere stata “toccata” una volta, e quindi alla sensazione di essere in qualche modo più vulnerabile di altri.

La verità è che non c’è entusiasmo, in me. La forza che si vede da fuori credo ormai sia solo composta di rabbia e caparbietà, e stizza e veleno e paura cieca. Ugualmente, vado avanti, guado questo Rio Delle Amazzoni di panico gelido e speranze sabbiose, sapendo che il confine vero non è fra la chemio e l’intervento.
Non sono mica guarita.
Il confine è fra prima e dopo questi mesi. E’ fra come credevo di essere e come mi sono scoperta e conosciuta, e come diventerò dopo.

E’ la linea fra la riva solida che conoscevo e le acque scure che mi corrono davanti.

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