Anestesia

Sono sempre stata una persona tendenzialmente sana. Una di quelle che non prende un’influenza nemmeno a correre nuda sotto la neve; ho superato l’infanzia con un’unica malattia esantematica (gli orecchioni); ho abbracciato gente col morbillo, ho respirato vicino a gente con la varicella, niente. Io non mi ammalo.

IN COMPENSO

In compenso, ogni tanto cerco di morire.
La primissima volta ci ho provato da neonata, anticipando di un paio di mesi il mio ingresso nel mondo.
Poi, verso i 4 anni, ho inghiottito una batteria da orologio, mentre giocavo con mio fratello. Corsa al pronto soccorso, intervento, dalla finestra dell’ospedale si vedeva il mare, le signore in camera con me mangiavano normalmente e a me solo semolino, se sento odore di semolino vomito, se PENSO al semolino vomito, non mangio semolino da trent’anni.

Così piccola, così letale

Così piccola, così letale

La terza volta sono caduta di testa da una scala a botola, spezzandomi una gamba e rischiando di spaccarmi anche la testa, sbattendo la fronte su un gradino di marmo. Ho una cicatrice che mi taglia il sopracciglio sinistro quasi a metà.
La quarta volta avevo otto anni, credo, forse nove, sono inciampata mentre correvo, mi sono fatta male al polso, e faceva più male di una semplice storta, e allora una signora amica di mia madre che era lì al parco mi ha detto
Di’ a tua madre di farti fare una lastra!
Ho detto a mia madre di farmi fare una lastra, abbiamo fatto la lastra, e dalla lastra si è visto che avevo l’osteomielite. Mi hanno operata, hanno pulito l’osso, ho portato il gesso, e mi è rimasta una cicatrice orrenda in un punto che di solito suggerisce erroneamente che io abbia cercato di suicidarmi sbagliando mira di svariati centimetri.
La penultima e quinta volta, se volessimo considerare questa attuale come ULTIMA (ahahah, ho solo 33 anni, non scherziamo, ho tutto il tempo per riprovarci!), è stato circa sei anni fa.
Una brutta tosse è diventata un ascesso tonsillare di Cristo, con la tonsilla così gonfia di schifo che la trachea si era inclinata da una parte perché stava stretta. Solo in seguito ho saputo che al pronto soccorso hanno deciso di ricoverarmi perché non volevano rischiare una frattura della trachea (ma scherzavano, no?).

Di queste 5-ESCLUSA-L’ULTIMA , per due volte mi hanno anestetizzata.
La numero due e la numero quattro, se vogliamo essere precisi (per la numero cinque mi incisero l’ascesso da sveglia, seduta su un lettino, mentre tre infermieri mi tenevano ferma e il chirurgo tagliava con la destra, tenendo la sinistra dietro al mio collo, come volesse avvicinarsi per baciarmi).

Non ricordo la prima anestesia. In compenso ricordo la seconda (e la terza, quest’estate a Bologna, ma non rischiavo di morire quindi non vale).

La seconda è stata talmente brutta che ora, che sono pronta per la preospedalizzazione e so che mi opereranno entro due settimane, non ho paura dell’intervento: ho paura dell’anestesia.
Mi apriranno, guarderanno dentro, taglieranno, ricuciranno come una coperta patchwork, ma il vero problema è che io dormirò. Dormirò di quel sonno chimico in cui ti sfugge la percezione del tempo e nel quale entri e dal quale esci di botto, senza fasi intermedie, senza crepuscolo: luce, buio, luce.

Forse è una scusa, forse è un brutto ricordo, forse mi fa paura questo così non devo pensare ad altro.
Però non voglio dormire più.

2 thoughts on “Anestesia

  1. Ti capisco. Comprendo il timore.
    Non ho la tua carriera da bimba “troppo curiosa” e mi accomuna a te l’ultima delle avventure: il cancro al seno.
    Ho fatto l’intervento e non ho nulla da dirti, sarebbe stupido; sull’anestesia però ho un consiglio: quando, seppur rimbecillita dalla pre anestesia, ti porteranno in sala operatoria, osserva attentamente chi è lì. Gli omini e le donnine vestiti di verde accoglieranno qualunque battuta, tutti i sorrisi e anche qualche parolaccia. Io ho scherzato sull’avvenenza dei miei due chirurghi, eravamo tutte donne in quella sala operatoria e l’anestesista, di cui non ricordo il volto, non era d’accordo con i miei gusti in fatto di uomini. Abbiamo riso, abbiamo scambiato un paio di battute e poi lei, bastardissima, mi ha stroncato sul nascere la battutaccia alla sua ultima battutaccia. Un bel ricordo, giuro!
    Qualche giorno dopo ho visto una bella ragazza alta in reparto, una dottoressa, che, con sguardo sorridente e d’intesa, mi ha detto un semplice “Aaaaaah, eccola qui! Buongiorno!”. Non l’ho mai più vista.
    Ti penso e sono con te.🙂

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