Due mesi dopo

Sono ancora ospite nel mio corpo.
Chiusa in un reggiseno blindato. Dormo come un cadavere. Non mi tocco, non mi guardo.
Se mi toccano, non stanno toccando me.

La sensazione è ovviamente strana. Le protesi sembrano calde. Pesano, intralciano, sembra diano segnali lontani, come una vecchia radio rotta.

Ed è un misto di sollievo (per il rischio che mi sono tolta, per il fatto che vedrò l’oncologa fra sei mesi e non fra tre) e di disagio. Di annichilimento.Di depersonalizzazione.

Sono passati due mesi, e io ancora non sono qui.

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